giovedì, 28 agosto 2008

zitti

DA il manifesto del 27 Luglio 2008

INTERVISTA ALLO SCRITTORE WALTER SITI

SUPERLUOGHI

Le palestre della rassegnazione «I centri commerciali? Un rifugio collettivo dove sfuggire alla paura del vuoto e coltivare l'indifferenza: il sogno comune di borgatari e borghesia». Intervista allo scrittore Walter Siti: «Come nei reality show, vi si confondono artisti e impostori»


ELEONORA MARTINI

Pochi come Walter Siti hanno saputo raccontare, sia pure nella forma di romanzo, le borgate romane e chi le abita. A cominciare dal titolo, Il Contagio, il suo ultimo libro teorizza l'inversione del processo, che Pasolini descriveva quasi 40 anni fa in Petrolio, di «borghesizzazione del proletariato» attraverso l'accesso alla società dei consumi.
Oggi, lei sostiene, è la borghesia che si sta «imborgatando». Quanto ha influito, su questo, la trasformazione delle modalità di consumo introdotte dai centri commerciali?
Tanto. Ed è quasi buffo notare che nel momento attuale di forte crisi la sinistra dimentichi le sue tesi di fondo, mai così vere. L'analisi che fece la sinistra hegeliana - per non fare il nome di Marx e di Engels - su come la gente pensi in base a come vive, è oggi più vera che mai, ma ce la siamo dimenticata. Da 20 o 30 anni le persone si sono abituate a vivere da una parte non avendo più l'idea che tra un desiderio e la sua realizzazione devono passare delle mediazioni culturali, e dall'altra a frequentare posti come i mall americani, dove si gode di un'eterna primavera, c'è sempre l'aria condizionata, e tutto sembra una specie di paradiso - come diceva Baudrillard già negli anni '70. Che cosa sono i centri commerciali, se non la prosecuzione dell'idea ottocentesca dei grandi magazzini? Un luogo, cioè, dove non vai per comprare quello che ti serve ma viceversa per sapere cosa c'è da desiderare. Cambia il rapporto tra desiderio e realizzazione: prima vedi la cosa e poi ti fai nascere il desiderio di possederla. Gran parte del romanzo di Émile Zola Au bonheur des dames (Al Paradiso delle signore) è dedicato proprio a questo: all'inversione culturale che nasceva dal costume di andare in un posto non per comprare ciò che ti serve ma per guardare le cose e scoprire ciò di cui hai bisogno. Nasceva così l'idea che le mediazioni per arrivare a soddisfare un desiderio sono inutili. Di colpo quindi la cultura umanistica che nasce da un meccanismo di sublimazione, dalla necessità di consolare un desiderio non realizzato, non serve più. Man mano che ci si abitua a considerare le mediazioni totalmente inutili e contemporaneamente a ricevere un'offerta troppo vasta, si ha un progressivo azzeramento culturale, che è il fenomeno più spaventoso, alla base della crisi attuale. I centri commerciali sono la realizzazione in termini di merci del generale azzeramento culturale.
Sta sostenendo che i più convinti frequentatori dei centri commerciali sono i meno acculturati?
Beh, è il cerchio che si chiude. Le persone che ancora hanno in testa una gerarchia culturale non si trovano a proprio agio nei centri commerciali. Mentre se per esempio non si percepisce la differenza tra un oggetto d'arte e una copia, tra una cosa di buon gusto e di cattivo gusto, allora sì che ti sembra davvero il paradiso. Sono luoghi insomma a misura di chi non ha gli strumenti per distinguere, oppure per la piccola borghesia che ormai è in una fase di declino culturale spaventosa.
Però in qualche modo il centro commerciale è anche il luogo dove il borgataro e il borghese sono sullo stesso piano, escludendo semmai le fasce estreme della società, i più poveri e i più ricchi. Non è così?
Non proprio del tutto. Gli studenti per esempio spesso sono i primi a stufarsi perché ancora avanzano qualche pretesa. Mi sembra che uno dei segreti dei centri commerciali è proprio l'interclassismo, il fatto che ti diano a un prezzo basso l'illusione del lusso, l'impressione di poter accedere a una fetta di ricchezza e sciccheria, è il luogo della festa di chi aspira a vivere come un ricco.
Nel libro lei racconta come gli abitanti delle borgate provino una sorta di «timidezza verso il centro città», sentita come «terra incognita», dove quello che c'è «non è roba loro». Quanto influisce, nello scegliere di frequentare il centro commerciale, quello che lei chiama l'«odore della paura»?
È chiaro che se non hai la possibilità di discriminare tra una madonnina in gesso e la Pietà di Michelangelo, perché vedi la stessa forma e ti danno le stesse emozioni, allora il centro di Roma ti appare molto ingombrante, non sai cosa guardare e contemporaneamente ti ci muovi male: non c'è parcheggio, ti imbarazza molto, senti davvero che non è roba tua. Ma i centri commerciali non sono solo un fenomeno urbano, ce ne sono molti anche nei piccoli paesi dove vedi coppie di fidanzati entrarvi la domenica mattina e uscirne la sera. È l'attrazione per il multitasking, per la possibilità di fare tante cose contemporaneamente, per questa specie di horror vacui per cui cinque minuti di vuoto ti creano il panico. Nel centro commerciale si può fare di tutto: col telefonino fotografi una cosa e la mandi all'amica che non è ancora arrivata, intanto sei già in fila per il biglietto per il cinema e poi mandi l'altra tua amica a prenotare il ristorante: hai l'impressione di una vita piena e questo è importante perché colma uno degli orrori attuali.
Però è anche la nuova piazza, dove nascono forme di socialità.
No, io ho l'impressione che non sia neanche più una piazza. La piazza intesa nel senso classico era il luogo dove si andava con un atteggiamento attivo, per incontrare qualcuno, per fare qualcosa. Ho l'impressione che il centro commerciale sia invece come una specie di rifugio collettivo, un luogo da frequentare con un atteggiamento passivo, vai lì perché sai che ci penseranno loro a proporti qualcosa da fare e a farti star bene. È una specie di circo dove le attrazioni le decidono gli altri.
In un episodio del suo libro lei racconta che nel centro commerciale ormai si spaccia anche cocaina. Il luogo si adatta bene ad una droga che, come dice lei, «funziona come collante sociale perché integra nel nome di emozioni condivise e socialmente non riprovate».
Ci sono altri luoghi più adatti allo spaccio di sostanze, ma in senso metaforico sicuramente sì, la cocaina e i centri commerciali sono due cose omologhe. Entrambi riempiono l'horror vacui di cui parlavamo.
Lei dice: «per i borgatari il consumismo è spettacolo visto dal basso», cosa che «sta diventando vera anche per la borghesia estromessa dalla plancia di comando globalizzato».
Sì, dicevamo dell'illusione di sciccheria che ti porta a comprare anche le cose inutili, come fanno i ricchi. Quindi per esempio comprare un angioletto dorato può essere una cosa chic se la mamma di Miguel Bosé fa la collezione di angeli. Oggi la televisione è l'equivalente del passaggio in carrozza dei cardinali a cui assisteva il popolino romano. Quel che è cambiato è che, mentre prima il popolano sapeva che non avrebbe mai potuto diventare cardinale, adesso si illude che potrebbe diventare un personaggio televisivo, basta trovare le entrature giuste. In borgata si può passare giorni a parlare dell'incontro fatto al supermercato con «uno della televisione». I centri commerciali lo sanno e spesso organizzano le visite pubblicizzandole dappertutto. Insomma, non solo accedo al lusso, ma incontro anche il bel mondo e magari mi ci faccio pure fotografare assieme.
Che relazione c'è tra la cultura dei reality e dei talent show e la sottocultura dei centri commerciali? È da questo binomio che nasce l'aberrazione che lei descrive: «Tra una realtà concreta ma deprimente e una rappresentazione seducente ma immaginaria, scegliamo la seconda»?
I due mondi condividono delle caratteristiche di fondo: l'incapacità di distinguere i valori estetici e di saper essere una voce fuori dal coro e l'ottundimento da eccesso. Come nei varietà, sotto una comune categoria di «successo», si confondono artisti e impostori, così le merci di design raffinato e le patacche si confondono all'insegna del «glamour a buon mercato». Il bello e il brutto vengono decisi a maggioranza. Mentre negli anni '80 e '90 i sociologi vedevano i centri commerciali come i non-luoghi in cui l'irrealtà post-moderna faceva la sue prove, ora ho l'impressione che si dovrebbero studiare come le palestre dell'odierna rassegnazione, come luogo dell'indifferenza di tutti i valori.

cucumis0
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categoria:frasi, frasi celebri e poesia
mercoledì, 27 agosto 2008

Imagino (Immagino)


Imagino que estas en camino
viendo el horizonte correr,
talvez pesando en el destino
que dejo atrás algún un camino por recorrer.

Imagino que estas en camino
viendo pasar ante ti el frío atardecer
queriendo dejar aquel incurable parecer
buscando algo mas que pueda sorprender.

Imagino que estas en camino
y las hojas que acusan tu mirada
se quejan por no saber mas nada
de una vida que tanto aguarda.

Imagino que estas en camino
y puedo sentir tu presencia
reflejándose sobre el cristal
con el ansia de verte sonreír al final.


Alejandro SierraClemente_-_Semi_-_7167

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categoria:poesia
domenica, 10 agosto 2008

berlusconi putin

Notizia Ansa di oggi: Berlusconi telefona a Putin. Il presidente del consiglio ha auspicato che l'esercito russo " LIMITI LE OPERAZIONI "in Ossezia del Sud.

2008-08-10 21:17
"Tacciano le armi", Berlusconi chiama Putin
di Luigi Ambrosino

ROMA - Si muove anche l'Italia per far tacere quanto prima le armi in Ossezia del Sud e riannodare i fili delle trattative: oggi è stato direttamente il premier Silvio Berlusconi a chiamare - due volte - il primo ministro russo Vladimir Putin e a chiedere una tregua nella martoriata provincia separatista filo-russa, soprattutto dopo il ritiro ordinato da Tbilisi alle sue truppe. Da Villa Certosa, in Sardegna, Berlusconi si è prima coordinato con il presidente francese Nicolas Sarkozy - presidente di turno dell'Ue - e poi ha parlato con Putin, 'sfruttando' l'amicizia di lungo corso che lo lega al leader russo. "Preoccupato" per una possibile escalation del conflitto, il presidente del Consiglio - ha appreso l'ANSA in ambienti di governo - ha auspicato che l'esercito russo "limiti le operazioni" in Ossezia del Sud e che la palla torni alla diplomazia. Perché "se non si fermano le armi - è stato il ragionamento del premier - sarà impossibile riprendere a parlare".

A Putin insomma Berlusconi ha manifestato quella che è la posizione italiana, e - a parte qualche eccezione - europea. Una linea necessariamente "equilibrata", come ha spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini, anche lui impegnato in queste ore in contatti telefonici, a partire da quelli avuti con il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice e con il capo della diplomazia francese Bernard Kouchner. La priorità, in questo momento, è "fermare subito le violenze" e dare ossigeno alla martoriata popolazione civile dell'Ossezia. Roma, ha spiegato il titolare della Farnesina, sostiene in pieno la mediazione europea portata avanti da Kouchner (partito oggi per Tbilisi e Mosca) e invoca una posizione "unitaria ed equilibrata" dell'Ue. "Unica garanzia", sottolinea il capo della diplomazia italiana, "per avere successo. Così, se alla Russia viene chiesto un passo indietro, altrettanto l'Italia auspica dalla Georgia, la cui integrità territoriale va certo difesa e tutelata ma senza ricorrere alle armi. "Non vogliamo né una coalizione anti-russa, né una posizione che condanni solamente l'una o l'altra delle due parti. Noi non vogliamo condannare, ma aiutare a collaborare", ha chiarito il capo della diplomazia italiana ai microfoni di Sky Tg24. Sul fronte interno, il ministro degli Esteri 'ombra' del Pd Piero Fassino invita il governo a "non limitarsi ad esprimere un' ovvia preoccupazione" ma a lavorare concretamente per una tregua nella regione caucasica. Le critiche più dure alla linea di equilibrio seguita da Palazzo Chigi e Farnesina arrivano però dall'opposizione centrista dell'Udc, che chiama pesantemente in causa l'amicizia personale tra Berlusconi e Putin.

La "realpolitik" adottata da Roma non piace per niente, infatti, a Pierferdinando Casini, che osserva come il governo italiano non possa "limitarsi ad auspicare una tregua in Ossezia". E se anche il segretario centrista Lorenzo Cesa chiede "misure concrete", anche "alla luce dei tanto decantati rapporti di collaborazione e amicizia personale tra Berlusconi e Putin", Luca Volonté (sempre dell'Udc) liquida addirittura come "folle" la "dottrina Frattini del rispetto dell'integrità territoriale ma del non diritto a difenderla con l'esercito nazionale". "Chiudiamo con le gaffe - esorta il deputato centrista - oppure la politica estera italiana è prona a 'mandarini' e 'zar'?". Nella maggioranza Italo Bocchino (Pdl) si dice convinto che la comunità internazionale debba esercitare una "moral suasion" per ottenere una tregua immediata nei combattimenti, mentre il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli invita Mosca a dimostrare "con i fatti e non con le parole" di far parte del "club della democrazia". Quindi, anche dall'esponente leghista, l'appello al premier: "Vorrei ricordare - afferma - che l'essere amico di una persona (Putin, ndr), vuol dire anche sapergli dire quando sbaglia".

«Cruciali il ruolo degli oleodotti e la rotta del gas»

PARIGI — «E' attraverso la Georgia che passa l'oleodotto Btc (Baku-Tbilisi-Ceyhan), costruito due anni fa per portare il petrolio azero dal Mar Caspio fino alla costa turca del Mediterraneo, senza passare né per l'Iran né per la Russia. E in progetto c'è un analogo gasdotto, Nabucco, che obbedisce sempre alla logica di tagliar fuori la Russia dagli approvvigionamenti energetici, usando la Georgia. Questo conflitto non va certo incontro agli in teressi europei».
Il politologo francese Olivier Roy, uno dei maggiori esperti europei di Islam e dell'area dell'ex Urss, teme che la guerra diventerà sempre più violenta in Georgia e nelle province separatiste.
Perché il presidente georgiano Mikhail Saakashvili ha deciso di sfidare Mosca?
«
C'era il debutto dei Giochi a Pechino, ma non saprei dire se questa circostanza alla fine sia stata a lui favorevole. In calo di popolarità a Tbilisi, Saakashvili ha commesso un tragico errore di calcolo, sottovalutando la volontà della Russia di dare a lui, e a tutte le nuove repubbliche filo-occidentali, una lezione esemplare. Quello di Saakashvili è stato un bluff pericoloso».
Gli Osseti hanno passaporto russo.
«Hanno rifiutato i documenti georgiani, e la Russia ha offerto a tutti loro la cittadinanza. Così adesso Mosca può dire di difendere i "propri connazionali". Dare agli Osseti il passaporto russo è stato per Mosca un modo per condizionare la politica interna di Tbilisi".
La Georgia punta oggi a entrare nella Nato.
«Una provocazione inaccettabile, per Putin. Che oggi coglie l'occasione offertagli da Saakashvili per ribadire la sua linea di fierezza nazionale, ricordando a tutti che nel suo perimetro di sicurezza è la Russia a comandare».
I combattimenti sono destinati a intensificarsi?
«Sì, perché la reazione di Mosca è già sproporzionata. E' chiaro che vuole mandare un messaggio chiaro, e magari far cadere il governo di Saakashvili».
La Georgia riuscirà a proporsi come il piccolo David minacciato dal gigante Golia?
«Ci sta provando, ma visto che è Tbilisi ad aver preso l'iniziativa, la sua immagine non è così facile da difendere».
Tbilisi annuncia che richiamerà il contingente in Iraq.
«Saakashvili cerca di ottenere aiuto dall’alleato americano, ma nessuno farà guerra alla Russia per difendere la Georgia».
Qual è il ruolo dei nazionalismi etnici?
«Non li sopravvaluterei. Esiste una lingua osseta, ma non un vero movimento nazionale osseto. Tanto è vero che gli Osseti vogliono semplicemente restare russi. Dissolta l'Urss, c'è stata la moltiplicazione dei micro- poteri locali (talvolta mafiosi, peraltro). Non scordiamo poi la politica ultranazionalista georgiana. Nei primi anni ’90 il presidente Zviad Gamsakhurdia ha agito ai limiti del razzismo ».

Quale finale prevede?
«Direi una cocente sconfitta militare della Georgia».
Stefano Montefiori
10 agosto 2008
prodi-putin
olimpiadi-cina
martedì, 05 agosto 2008

okupacjavx4SOLDATI : Scodellati per motivi elettorali e di immagine, sono arrivati i militari nelle città italiane.

Ma CHI LI HA VISTI ????????  Dobbiamo andare in Caserma per incontrarli ?

Il governo guadagna dei punti in immagine tra i cittadini.Per la stampa estera questa è la conferma che l' Italia non è un paese tranquillo. MILITARI

E LA SINISTRA ?????????...........DORME.prodi_dorme

cuore

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categoria:frasi, forme di solidarietà, bastardata di regime
sabato, 02 agosto 2008
La fine degli Ona

onaMujer.gifE' morta oggi a 91 anni Enriqueta Gastelumendi, l'ultima rappresentante degli indios Ona, etnia della Terra del fuoco argentina che ormai è estinta.
Della tribù Ona aveva scritto Francisco Coloane (in Cacciatori di Indios, Guanda). Eccone la scheda editoriale: "Come raccontare lo sterminio sanguinoso e scientifico degli indios di razza ona o selk'nam della Terra del Fuoco, la fine della loro civiltà, nella cornice della conquista e della colonizzazione dei nuovi pionieri bianchi? Come narrare il passaggio da un'economia di pura sussistenza, incentrata sul nomadismo e sul guanaco, il grande ruminante che gli ona cacciavano, per passare allo sfruttamento intensivo del territorio realizzato dai latifondisti e dagli allevatori di pecore? Ed infine, come incorniciare il dramma di un ennesimo, violento meticciato, dell'avidità insaziabile, della caccia all'uomo, delle passioni esacerbate, in uno scenario sconfinato e vergine com'è quello della fine del mondo? Coloane, che di quest'angolo di terra è il grande e tragico cantore, sceglie di farlo attraverso tre figure femminili scelte come corifee".

"La prima, Esther, gestisce insieme al marito, il Pelado Riera, una locanda al crocevia del nulla, una sorta di territorio di frontiera in cui si incontrano uomini di mare e di terra, cacciatori di foche, balenieri e cercatori d'oro, mandriani, allevatori e pastori. La seconda, Men Nar, è una giovane ona che, unica superstite al massacro della sua tribù ad opera di cacciatori di indios, una notte arriva ferita e sconvolta alla locanda del Pelado dove viene curata e successivamente adottata da Esther e dal Pelado. Ed infine c'è Georgina, la figlia di Men Nar, la strana meticcia dagli occhi verdi come l'erba "coiròn", la figlia della violenza dell'uomo bianco, che cresce insieme alla madre nella locanda. E al tavolo della locanda, nelle camere da letto o nella stalla, queste tre voci narranti dipanano un'infinità di storie, registrano le leggende indigene, i miti degli dei e degli eroi ona, raccolgono le testimonianze di un'umanità di passaggio fatta di avventurieri, pitocchi, missionari, studiosi, ex galeotti, navigatori consegnandoci i ritratti ora feroci, ora fieri, ora impavidi ma sempre indimenticabili dei protagonisti di un'epopea americana spesso dimenticata dai libri di storia".

Pubblicato Settembre 1, 2004 12:13 AM |
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categoria:delirio, regime, forme di solidarietà
domenica, 27 luglio 2008

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categoria:delirio
martedì, 22 luglio 2008

Tagabbandono

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categoria:solidarietà
domenica, 13 luglio 2008
my life is my message
postato da: Zigzagando alle ore 18:29 | Permalink | commenti (2)
categoria:frasi, delirio, solidarietà, frasi celebri e poesia, forme di solidarietà
venerdì, 11 luglio 2008

betancourt4

Ingrid Betancourt  non fa piu' notizia per la stampa internazionale. Non vende, non ci sono stati ammazzamenti , spargimenti di sangue , morti, carneficine , Tsunami , epidemie, terremoti  e le notizie del " dopo " rapimento , secondo gli editori ed i giornalisti non fanno notizia. La stampa internazionale dopo la liberazione centrava la notizia sul fatto che " forse " qualcuno ha pagato il riscatto. Sicuramenti da questi avvoltoi della casta-carta stampata ci aspettiamo " veleni",sulle attività sessuali di Ingrind in questi ultimi hanno. Spunterà un probabile figlio dello stupro e altre porcherie del genere perchè secondo loro solo  notizie morbose e velenose possono aumentare la tiratura dei giornali.

Non ci è dato sapere se questa liberazione porterà ad un progetto di discussione che porterà alla pace tra i ribelli e il governo colombiano perchè anche questa notizia fresca , pulita e non impregnata di sangue non fa notizia, non vende.

Io resto alla finestra, e la scelta che consiglio a voi è questa.

NON ACQUISTATE GIORNALI CHE FARANNO GOSSIP SUL DOPO RAPIMENTO DI INGRID BETANCOURT.

perchè questa notizie sono solo velenosa carta stracciapattysday3516sorriso

Il CORRIERE DELLA SERA DI OGGI :

Lei è a Parigi coi figli (e il primo compagno). Lui è rimasto in Colombia
Ingrid e il matrimonio svanito nella selva
Fine di un amore. Lo sfogo del secondo marito, Juan Carlos Lecompte: «Ora la sento fredda»
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Ma ora, come sottolinea la segretaria responsabile delle Politiche Internazionali Cgil, Nicoletta Rocchi, non dobbiamo commettere l'errore di dimenticarci degli altri ostaggi. "La liberazione di Ingrid - conclude Rocchi - deve portare all'avvio di un accordo umanitario per la liberazione di tutti i sequestrati ancora in mano alla guerriglia, tra cui ci sono numerosi sindacalisti''. La liberazione di Betancourt può rappresentare, effettivamente, una ventata di ottimismo che deve spingere la comunità internazionale a continuare a tenere i riflettori accesi sulla delicatissima situazione in Colombia, affinché altre vite umane vengano salvate.

(Delt@ Anno VI, N. 152 - 154 del 4 - 7 luglio 2008) Silvia De Silvestri
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categoria:frasi, giustizia, delirio, forme di solidarietà, giornalisti e stampa
giovedì, 10 luglio 2008

Io sto con Di Pietro contro i politici Veltroniani, contro Napolitano e altri politici che avrebbero voluto  il silenzio per far passare il LODO /Impunità. Io scelgo Di Pietro e la piazza. Io dico di NO a leggi sbagliate in ogni posto, non solo nella piazza.Prendo le distanza dalla Guzzanti e dalle offese facili dette per fare  notizia. Ma nella piazza c'è tutto,dialogo,confusione,anarchia, la piazza è viva.

Il Governo NOcuore